Oggi inizio in 5 parti la storia curiosa e turbolenta della vita del compositore Alessandro Stradella, che a motivo degli intrighi amorosi trasgressivi, che incautamente seppe trattenere, a Genova perse la vita in modo drammatico

1° parte

La famiglia Stradella di origine aristocratica nel ‘400 era residente a Fivizzano di Lunigiana, poi nel 1575 si trasferì a Nepi, nei pressi di Viterbo dove il 3 aprile 1639 nacque il secondogenito Alessandro, battezzato il giorno successivo alla nascita.
Nel 1642 il padre di Alessandro fu inviato governatore a Vignola per il Principe Buoncompagni, ma essendo di li a poco questa città assediata dalle truppe papali, fu obbligato a trasferirsi a Monfeltrino.
Non è certo se il giovane Alessandro studiò a Bologna oppure a Modena.
A 19 anni Alessandro era già introdotto al mestiere di musicista e nel 1658 trasferitosi a Roma ebbe commissioni di opere musicali dalla regina Cristina di Svezia, che a Roma soggiornava.
Durante la residenza romana nel 1671 o poco prima Alessandro ebbe commissione da Ridolfo Brignole Sale
(Committente di Palazzo Rosso) della cantata “Avviso al Tebro giunto” della quale lo stesso committente fu autore dei testi.
Quest’opera fu poi eseguita nel Palazzo del Principe a Fassolo, in occasione delle nozze fra Giovanni Andrea III° Doria e Anna Panphili Aldobrandini, con l’intenzione di esaltare l’unione fra questi casati.
Il musicista a Roma, su commissione compose numerose musiche per oratori e per cantate profane e nella stessa città conobbe il nobile Veneziano Polo Michiel, che sarà suo mecenate per il resto della sua breve vita.
Negli anni 60 del XVII° secolo il compositore iniziò a frequentare cattive compagnie e a condurre vita dissoluta
Insieme all’amico Carlo Ambrogio Lonati, anche lui musicista, preparò una truffa per impadronirsi del denaro della chiesa, ma scoperto l’inganno, nel 1669 fu costretto ad abbandonare Roma, dove si era procurato numerosi nemici a motivo delle sue relazioni amorose.
Qualche tempo dopo, subentrata la sensazione di sicurezza ritornò nella città eterna, dove oltre alle composizioni musicali, emerse la volontà di lucrare combinando matrimoni spesso sgraditi ai famigliari degli sposi.
Nel 1676 Stradella insieme all’amico e cantante Giovanni Battista Vulpio rischiò Il carcere per aver estorto una grossa somma ad una brutta e vecchia signora, con la promessa di maritarla all’ingenuo nipote del cardinale Alderano Cybo Malaspina, segretario di stato del Papa.
Il cardinale scoperto l’intrigo andò su tutte le furie…annullo’ il matrimonio e rinchiuse la mancata sposa in convento.

A breve il seguito della storia del musicista Stradella

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