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Ricordo del colle di Morcento

2° parte

Il giorno di s. Giovanni Battista, patrono cittadino, i reclusi potevano assistere nel chiostro, alla funzione religiosa celebrata dall’arcivescovo.
Quindi una pia associazione concedeva loro beni di prima necessita e qualche moneta.
Dopo l’approvazione negli anni 90 del piano regolatore, che prevedeva l’abbattimento di Porta Pila e di Strada Giulia, il comune chiese al demanio di smantellare il Colle di Morcento, principale ostacolo all’apertura di nuova arteria per collegare il Bisagno a Piazza De Ferrari, proposta alla quale lo stato oppose rifiuto, per cui nacque una trattativa che durò alcuni anni.
Quando nel 1904 la nuova strada era quasi conclusa, lo stato cedette e acconsentì al comune di spianare l’altura, lavori che vennero effettuati, utilizzando picconi e pale.
Insieme al Colle, vennero abbattute le mura che cingevano i resti della torre Friolente, il monastero di s. Andrea e gli edifici popolari posti sul pendio di ponente, nella cui sede negli anni 20 verrà costruito l’edificio sede di Italia Navigazione.
I detriti e le marne risultate dallo spianamento, vennero trasportate con carri, trainati da buoi a interrare lo specchio acqueo del Mandraccio, ricavando una piazza intitolata a Camillo Cavour.
Le grosse lastre di selciato, provenienti dalla pavimentazione di Morcento, vennero utilizzate per il piano stradale della nuova arteria.
Prima di iniziare i lavori, la curia si era interessata di smantellare la chiesa di N.S. del Rimedio o dell’Angelo, collocata ai piedi della falda nord di Morcento, poi ricostruita sulla sponda orientale del Bisagno, in località Mondo Nuovo (piazza Alimonda)
Durante lo sbancamento affioro una necropoli disponente 73 sepolture a pozzo, scavate nel tufo, sparse sui pendii orientali del colle, ricoperte di lastre di pietra, risalenti ad un periodo dal V° al II° secolo A.C.
All’interno delle tumulazioni furono trovate varie urne cinerarie, numerose suppellettili di manifattura locale, ma anche etrusca, gallica e fenicia, prova del fiorente commercio della Genova preromana.
Venne trovata anche una scultura bronzea raffigurante Cerbero.
Insieme a S. Andrea venne abbattuto anche il, piccolo monastero di S. Defendente il cui titolo abaziale venne trasferito alla chiesa di S. Luca gentilizia Spinola.
Il titolo della nuova strada procurata dopo l’abbattimento di Strada Giulia, non venne imposto da autorità civiche, ma assegnato nottetempo, con un colpo di mano da simpatizzanti repubblicani, che ai primi del ‘900 in coincidenza con l’anniversario della presa di Roma, la intitolarono Via XX Settembre.
Nel sito dove era anticamente il Colle, vennero costruiti il palazzo della Nuova Borsa, quello del Credito Italiano e negli anni 20 il palazzo delle poste.
Le famiglie genovesi di grande rilievo, poco dopo il mille volendo attribuirsi nobili origini e dare lustro ai casati gentilizi elaborarono la leggenda della fondazione divina della città.
Questa storia di fantasia narra che Giano, dio che conosceva il passato e il futuro, sbarcato nella baia della Marina (poi detta Seno di Giano) salì i colli di Sarzano e Morcento, sul quale fondò una città che da lui prese nome di Janua (significato porta)
In effetti la nostra città nell’età del bronzo (2000 A.C.) era detta Genua.

Fontana di Piazza De Ferrari
Dopo l’ampliamento della piazza, Carlo Piaggio a compimento della volontà testamentaria del fratello Giuseppe, morto in volo nel 1930 o secondo Wikipedia per celebrare l’entrata in guerra contro l’Abissinia, per adornare la nuova piazza, donò una vasca del peso di 25 tonnellate, fusa nello stabilimento Tirreno alle Grazie su progetto dell’architetto Giuseppe Crosa di Vergagni, collocata in sede nel 1939.