Col nome di “fuoco di Sant’Antonio, nel Medioevo si intendeva l’ergotismo, un’ intossicazione provocata dall’ergot, un fungo che vive sui cereali e che contiene sostanze allucinogene. Oggi il nome con cui è conosciuto herpes zoster, , causato dal virus della varicella. In passato i colpiti si rivolgevano a Sant’Antonio Abate, attorno al quale sorse un ordine religioso, gli Antonia i, votato alla cura di persone con questo male. A Genova, gli Antonia i operavano nella zona di Pre’. Dal 1404 al 1751 i religiosi ebbero il privilegio di far circolare liberamente per le strade un branco di maiali, che svolgevano un utilissimo servizio di nettezza urbana negli stretti caruggi. Sino al 1797 il monastero donava ogni anno un maiale inghirlandato alla famiglia Doria, portandolo con un festoso corteo sino in San Matteo, probabilmente come ringraziamento a un dono fatto dalla famiglia ai monaci. Nel 1891 il complesso di Sant’Antonio fu venduto al conte Edilio Raggio che al suo posto edifico’ un palazzo sontuoso. Poche le tracce rimaste dell’antico convento – ospedale: in vico Sant’Antonio c’è l’ingresso dell’abbazia, che oggi introduce a una sala di lettura, colonne e Archi di mattoni sono ancora, malamente, visibili tra gli scaffali di alcuni negozi aperti suvia Pre’ e sul muro di vico Inferiore del Roso c’è un bassorilievo che raffigura Sant’Antonio e I suoi maiali. La vita libera dei maiali terminò nel 1751 quando caricarono un gruppo di senatori lungo la strada, ferendoli e imbrattandoli. Il Senato aboli’ immediatamente l’antico privilegio dei maiali, autorizzando chiunque ad “appropiarsene sia vivi che morti, senz’obbligo di reintegrazione o restituzione qualora fossero trovati vaganti per la città”.Se dells chiesa degli Antonia I non rimane quasi nulla, merita una visita la chiesa di S. Sisto (nella foto) sul lato a mare di via Pre’.