🤔Quale frase pronuncia Pilato mostrando alla folla Gesù flagellato?

La frase è il titolo stesso delle due opere di Orazio De Ferrari (Genova 1606 – 1657) e Valerio Castello (Genova 1624 – 1659) che proponiamo in questo Venerdì Santo: Ecce Homo (“Ecco l’Uomo”, Gv 19,5).

Siamo di fronte a due versioni diverse di un medesimo soggetto dipinte a circa 10 anni di distanza l’una dall’altra che dimostrano la varietà e ed il livello altissimo delle proposte pittoriche nel Secolo dei Genovesi che fece della Superba una delle capitali artistiche del Barocco europeo.
L’Ecce Homo di De Ferrari, databile intorno al 1639- 1640 stupisce per la sua forza d’eloquio caravaggesco, per la luce che ha un nitore opalescente e combatte con l’ombra in tenerissime gradazioni con cromatismi elaborati e variati.
La versione di Valerio Castello successiva alla precedente è caratterizzata da un impaginato tutto giocato in obliquo e da una luce drammaticamente alternata alle ombre che parla un linguaggio asseretiano seppure in una interpretazione personalissima di indubbia maestria pittorica. Rispetto al naturalismo del De Ferrari tratti dei personaggi sono qui appena abbozzati lasciando alla luce ed al colore il compito di scolpirne le figure.
Le due opere così diverse sono legata da due denominatori comuni: i possenti tagli di luce e l’intensa gestualità delle mani dei personaggi, che si fa “muto linguaggio” in entrambi i dipinti diventando elemento fondamentale pe la letture delle due opere.
Provate a coprire quei pezzi di tela e capirete immediatamente il peso e la forza che conferiscono a entrambi i dipinti.

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